|
Quella di Anna Maria Monchiero è davvero una poesia fluttuante, quasi fosse composta da una sostanza fluida o comunque secrèta da una misteriosa cavità primordiale. Ancora una volta non si lascia afferrare fino in fondo, tanto è mossa da quell’impercettibile, eppure sempre continuo movimento che la connota, al pari della marea che la notte lunare suscita e disegna, rendendo sfuggente qualsiasi presenza sino a sfumarla in un quadro di parvenze/assenze, dentro un’aura dominata dal respiro del silenzio. Giovanni Capucci
|